Google nella foresta di Sherwood

La sincerità, anche sul web, alla lunga paga.

Voglio pensare che anche gli Spider di Google possano avere un cuore e che affinare un algoritmo possa voler dire “togliamo posizionamenti ai cattivi e li ridistribuiamo ai buoni“.

Sì, è proprio questo il concetto: al primo posto nella SEO deve esserci e ci sarà la sincerità di chi la pratica. I meccanismi si affinano e cambiano sulla base dell’utente. La forza dei motori di ricerca sarà proprio quella di fornire ai fruitori concetti più aderenti possibili alle loro ricerche; i fruitori si fideranno dei motori di ricerca e li utilizzeranno, garantendogli la sopravvivenza nella giungla degli algoritmi.

Ecco perché bisognerà impegnarsi, e anche parecchio, a sembrare sinceri. Potremmo cominciare quindi da 5 semplici segreti per non apparire “finti” agli occhi di Google:

  1.  Coerenza nelle SERP! Ti piacerebbe se fossi in prima pagina su Google, un utente tipo cercasse proprio quello che proponi nella meta-description della pagina ben posizionata, e poi il tuo potenziale fruitore si ritrovasse di fronte ad un gadget per il mare quando invece ha cercato un libro di Tolstoj? Beh direi che forse non ti piacerebbe. Il risultato provocherebbe un innalzamento del tasso di uscita dalla pagina che potrebbe rendere meno potente la nostra authorship agli occhi di Google e… potrebbe farci perdere un potenziale cliente (conseguenza non da poco).
  2. Non TAGgare a caso. Molto spesso si fa un uso spropositato dei tag, inserendo casualmente una serie di specifiche inutili, duplicati di concetti, concetti non aderenti ai testi in cui vengono inseriti. Ma i tag non vanno pensati per i motori di ricerca: sono dei tentativi di sezionare in senso “trasversale” i concetti espressi nel nostro sito web. Immaginiamo ad esempio di possedere un e-commerce che vende giocattoli: per comodità, potrei creare un menu prodotto riferito al brand, e quindi specificare al mio utente che può cercare giocattoli per marchio. Ma un utente-tipo può voler cercare i giocattoli per tipologia, colore, età, prezzo, e non è possibile creare un menu per ogni modalità di ricerca pensabile. Ecco quindi che è necessario il tag: potrei creare il tag “giochi prima infanzia” o il tag “giochi di ruolo”, che hanno un senso “trasversale” rispetto al menu principale del sito e che hanno il compito di raggruppare tutti i giochi presenti nel sito che abbiano quella specifica caratteristica.
  3. Originalità nei contenuti. Non è una novità che i contenuti duplicati siano deprecati da Google. Un tempo si diceva “prendi un contenuto dal web, cambia il 70% delle parole e ripubblicalo”; ma oggi che content is king abbiamo l’obbligo di essere davvero originali, offrendo qualcosa che sul web non c’è (o perlomeno, che non si trova dappertutto). Dobbiamo offrire un’esperienza unica al nostro utente.
  4. Scrivi per l’Uomo, non per lo Spider! Keyword frequency, density, proximity e prominence. Chi non ha presente cosa siano questi concetti triti e ritriti del Web Content? Eppure la musica sta cambiando, i motori di ricerca assottigliano i propri algoritmi e presto, molto presto, il web sarà semantico. Presto, molto presto, il web emulerà al meglio il pensiero e il linguaggio umano. La soluzione per essere al passo con i tempi? Se non lo state già facendo per ovvi motivi di UX, iniziate a scrivere preoccupandovi delle persone, non delle macchine che visitano il vostro sito web! Evitate ripetizioni compulsive, concetti espressi sempre allo stesso modo, grassetti che si espandono a macchia d’olio nel vostro web content. Il segreto è l’usabilità!
  5. Post-ospiti non paganti. Il Guest posting è una delle pratiche più utilizzate nella SEO off-site (ottimizzazione per i motori di ricerca effettuata fuori dal proprio sito web). Questa pratica consiste proprio nel farsi ospitare (spesso a pagamento) su un altro sito web, attraverso un post con tanto di backlink al nostro sito. Purtroppo questo genere di attività risulta spesso finta ed artefatta, e questo può risultare agli occhi di Google. Quindi è utile il Guest posting? Decisamente sì, quando però non si focalizza l’attenzione sulla pratica in sé per sé ma sulla promozione dei propri contenuti. Un contenuto interessante viene linkato, gratuitamente, per il solo gusto di “far piacere all’utente” e risulta pertanto reale e usabile agli occhi di Google.

 

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