Instagram Reels, Tik Tok e la Brand Protection

Agosto 2020.

Torrida estate di Covid-19.

Instagram sceglie il post lockdown per lanciare in 50 Paesi il nuovissimo Instagram Reels.

Niente di incredibile, se non fosse per una certa somiglianza con il cugino-colosso cinese Tik Tok, che ha visto negli ultimi mesi una crescita esponenziale della propria utenza superando i 2 milioni di download.

Perfino Tik Tok, dalla sua pagina Twitter ufficiale, saluta il nuovo arrivo con ironia e non si piega – per ora – alle minacce di Donald Trump che lo vuole o di proprietà Microsoft o fuori dai confini degli Stati Uniti.

E in effetti, come si può non ammettere che Instagram Reels sia la copia quasi esatta di Tik Tok? Video-tormentone con effetti e musica a disposizione, da creare e condividere o da ripostare su imitazione alla caccia di like. Unica grande differenza la durata della clip, che Instagram blinda per il momento entro i 15 secondi.

Fin qui interessante, ma la solita storia.

Curiosamente, se da un lato il profilo Twitter Tik Tok appare fresco e scansonato nella sua ironia, il colosso cinese sembra avere chiara la strategia da attuare, in difesa della propria supremazia.

Provando a cercare la query “Instagram Reels” su Play Store, infatti, fa capolino un annuncio a pagamento proprio di Tik Tok che appare solo ed esclusivamente per quell’esatta query. Non per query legate ad altri social, neppure per social molto affini come Triller, Clush e Byte.

Sembra indubbio che Tik Tok stia attuando un chiaro piano nei confronti del diretto rivale “già famoso”, con mezzi assolutamente leciti in campo di Brand Protection.

Una strategia che mira a cogliere nel segno chiunque cerchi app correlate a Reels su Play Store : da chi non conosceva Tik Tok prima di quella ricerca, ottiene potenziali download e Brand Awareness; apparendo invece in SERP a chi già conosce il marchio e già ha scaricato l’app di Tik Tok, ricorda invece la propria potenza (milioni di download) e la propria “storicità” rispetto al novello rivale (seppure già famoso).

Ma qual è il piano di Tik Tok? Quando mi sono accorta delle sponsorizzate su Play Store ho immaginato che dietro ci fosse una fitta rete strategica e che quella che avevo davanti agli occhi era solo la punta dell’iceberg. Purtroppo, per quello che mi è dato e ci è dato sapere, in Italia Tik Tok non sta attuando altre forme di sponsorizzazione. Quel che è certo però, è che il target è esatto: da una piccola indagine da me effettuata su specifici campioni sembra proprio che Tik Tok miri a colpire l’utenza su cui ha meno presa, ovvero gli users tra i 20 e i 40 anni. Questo cluster è infatti il meno presente rispetto alla “generazione figlia” 12-20 anni e alla “generazione padre” 40-50 anni, affezionatissimi invece di Tik Tok.

Ma passiamo a fare qualche considerazione sul rivale… cosa possiamo affermare sulla strategia di marketing messa in campo da Instagram? Indubbiamente discutibile.

Da un lato, dal momento in cui ha percepito che Tik Tok stesse diventando un social non soltanto per Millennials, Instagram si è aperto all’innovazione introducendo prima Boomerang e poi il più recente Reels. Sembra inoltre che colga maggiormente il concetto di fruizione rapida rispetto a Tik Tok, limitando a 15 secondi la realizzazione delle clip.

Sembra però impossibile che in tutto ciò Instagram abbia dimenticato un concetto essenziale, da valutare prima e dopo il lancio di un prodotto con un competitor diretto così forte sul mercato: la cura della Brand Protection.

 

 

 

 

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